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Anch’io voglio viaggiare

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15 maggio 2019 Nazionale Storie in Corsia

Anch’io voglio viaggiare

Anch’io voglio viaggiare

E’ uno di quei suoi giorni “un po’ burrascosi”, ci risponde cosi su whatsapp, Silverio Miraglia, cosentino, 19 anni e mezzo, studente di ingegneria informatica all’Università della Calabria, a Cosenza. Lo stiamo cercando, per fargli raccontare la sua storia. Silverio, però, si scusa deve andare all’università. Ma è entusiasta della proposta e nel tardo pomeriggio trova il tempo per parlare della sua “scuola in ospedale”. Lo fa molto volentieri perché è stata, davvero, “una fortuna averla incontrata”. Per circa 14 anni, lo ha accompagnato durante i suoi innumerevoli ricoveri ospedalieri, sostenendolo negli studi ed evitando che rimanesse indietro con il programma scolastico ma soprattutto la scuola in ospedale gli ha permesso di “conoscere la vera passione della sua vita”.

 Silverio di che si tratta?

“Ma il computer, ovviamente. L’ho toccato per la prima volta quando avevo sei anni e da lì è nato l’amore. Non è un caso se ora studio informatica. Devo ringraziare la maestra dell’unità pediatrica dell’Ospedale Annunziata di Cosenza che mi fece provare un programma sul computer che rendeva più facile l’apprendimento delle tabelline. Nella mia classe, invece, i compagni le imparavano ancora alla maniera classica. Quella maestra l’ho poi incontrata recentemente e l’ho ringraziata perché è stata lei a dare una svolta alla mia vita”.    

Com’è la scuola in ospedale, che ricordo hai di quel periodo?

“A causa di una patologia genetica devo ricoverarmi, almeno una volta ogni due mesi, anche sotto forma di day hospital. Ho cominciato a quattro anni. In pratica si tratta di stare bloccato con una flebo al braccio anche per tre ore di seguito. La scuola all’interno dell’ospedale e i suoi insegnanti mi hanno sostenuto e aiutato anche ad affrontare la malattia. Preparatissimi nelle materie, attenti a venirti incontro in caso di difficoltà nell’apprendimento, nel tempo si sono creati rapporti di vera amicizia che vanno oltre la scuola, oltre la vita. Se sono arrivato all’università lo devo anche a loro: ho trovato dentro di me la grinta, la forza, la volontà per confrontarmi con il mondo, per far valere i miei diritti”

E ora che sei uscito dal guscio combatti anche per gli altri……

“Ho una patologia cinetica e così mi muovo su quattro ruote. Il computer, i social media favoriscono la comunicazione con l’esterno. E sono riuscito a creare un movimento che si chiama “Anch’io voglio viaggiare” attraverso il quale cerco di sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che anche i disabili hanno il diritto di viaggiare liberamente senza impedimenti e barriere architettoniche. Spesso sono intervenuto pubblicamente, nel mio territorio, per denunciare delle ingiustizie. Un mio successo è stato quello di far installare una pedana su un pullman. Bisogna cambiare la mentalità della gente e anche delle famiglie che continuano a tenere dentro casa i loro figli disabili con l’idea di proteggerli e al massimo li fanno uscire con le associazioni di volontari. Sbagliano, tutti invece vogliono viaggiare. E la società deve abbattere anche le barriere sociali, non solo quelle architettoniche, deve essere totalmente aperta, a 360 gradi”.

Che lavoro vorresti fare una volta terminati gli studi?

“Certo che voglio lavorare. Ovviamente qualcosa che riguarda l’informatica ad esempio programmatore oppure esperto di cyber security…. Chissà!”  

Silverio Miraglia (studente)

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