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Intervista a Gianfranco Morrone, docente di musica nelle corsie degli ospedali calabresi

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11 luglio 2019 Nazionale Storie in Corsia

Intervista a Gianfranco Morrone, docente di musica nelle corsie degli ospedali calabresi

Il professor Gianfranco Morrone, docente di musica della scuola ospedaliera di Cosenza, il 15 maggio scorso ha partecipato alla presentazione del nuovo portale Scuola in Ospedale nella Sala delle Conferenze del Miur. Il prof Morrone era arrivato il giorno prima dalla sua Calabria con lo spirito allegro e spensierato dei ragazzi che vanno in gita scolastica (in compagnia di un nutrito gruppo di colleghi capeggiati da Marina Del Sordo, dirigente scolastica I.C. Cosenza III, Scuola Polo Regione Calabria). Alla fine dell’incontro al Miur, uscite le autorità, Morrone ha riunito, a forza, tutti i presenti, compresi i recalcitranti, giunti da diverse zone d’Italia per la canonica foto di gruppo immortalata con l’autoscatto: come si fa ai battesimi e le prime comunioni. Il prof è anche un componente del “Comitato Tecnico Regionale per la scuola in ospedale” ha alle spalle 36 anni di insegnamento di cui ben 12 passati esclusivamente ad insegnare musica ai bambini ragazzi in ospedale.
Prof Morrone un bilancio di questa giornata di presentazione del portale e delle novità che sono state enunciate dal Ministro Bussetti?
E’ stata una giornata importantissima per noi che lavoriamo in ospedale. Bussetti è il primo ministro che si è interessato alla nostre richieste e che ha voluto incontrarci di persona. E questo va a suo merito. Inoltre ha fatto intendere che si adopererà affinché i docenti ospedalieri abbiano un’indennità maggiore (attualmente si tratta di 258 euro lordi annui le cui ripartizioni vengono stabilite dai comitati tecnici regionali). Ma la cosa più interessante è la volontà di aprire un canale con il Ministero della Salute per specificare meglio il ruolo dell’insegnante in ospedale. E l’imminente arrivo delle nuove linee di indirizzo. Oggi più che mai serve una normativa specifica e unitaria che regoli la didattica in ospedale. Queste linee di indirizzo aiuteranno molto il lavoro degli uffici scolastici regionali e diminuiranno anche le differenze di attività che attualmente si registrano tra le varie regioni.
Qual è l’importanza del portale nazionale?
Da tempo ci stiamo battendo contro l’ignoranza e la necessità di divulgare e far conoscere la didattica in ospedale. Un portale nazionale che raccoglie tutti i dati e le informazioni essenziali è un aiuto perché concentra le indicazioni semplificando il lavoro anche quando, e succede spesso, bisogna affrontare delle emergenze. Quindi uno strumento utile per il comitato tecnico che deve vagliare, ad esempio il docente che a casa dell’alunno malato o come deve essere pagato ecc. La tecnologia aiuta ma il contatto resta comunque un  elemento indispensabile per fare un lavoro d’équipe con la famiglia. E poi serve il Registro Nazionale elettronico che raccolga tutti i dati per le scuole e le famiglie.
Perché è necessaria una formazione specifica per i neo-docenti ospedalieri?
Le racconto quello che successe a me ai primordi della mia attività ospedaliera, qualcosa che ancora oggi mi fa piangere. Era dicembre e lavoravo nel reparto di oncologia pediatrica. Il 22 salutai il mio allievo perché iniziavano le vacanze natalizie. Tornai il 7 gennaio e trovai un ragazzo che aveva perso i capelli. Gli chiesi: Tu come ti chiami? E lui mi guardò con occhi smarriti: Prof non mi riconoscete? Era sempre lui che nel frattempo aveva fatto la chemioterapia: sentii di averlo ferito profondamente e mi sentii male. I docenti ospedalieri oltre alla competenza professionale che hanno sicuramente devono avere una preparazione specifica per il delicato compito che li attende: entrare in un luogo dove ci sono bambini e ragazzi che stanno male. Devono prima di tutto entrare in empatia con questi allievi, creare un ponte con i genitori e i familiari che assistono con angoscia il proprio figlio, capire momento per momento cosa è giusto insegnare o fare, entrare in sintonia, ovviamente, con medici e sanitari. Per formazione s’intende solo questo: sapere a cosa si va incontro e avere gli strumenti per gestire le situazioni. Devono essere preparati anche al peggio quando seguono, ahimè, bambini e ragazzi in fase terminale. Noi siamo e restiamo insegnanti e in ospedale rappresentiamo lo Stato. Dobbiamo avere le giuste competenze per garantire il diritto allo studio anche a tutti i ragazzi. Per carità ci sono tante associazioni che attraverso attività ludico-ricreative, clownterapia, pet-therapy ecc. svolgono un lavoro prezioso e di sollievo per i piccoli degenti. Noi, però, siamo la scuola che va dall’alunno. Così gli assicuriamo che è sempre ancorato alla vita di tutti i giorni. E dobbiamo lavorare al meglio.
E l’alleanza tra Miur e Ministero della Salute?
Fondamentale perché, ripeto, il nostro è un lavoro corale, d’équipe. Inoltre sarebbe auspicabile istituire screening sanitari gratuiti e periodici per i docenti che lavorano in ospedale. Per a sicurezza degli insegnanti ma soprattutto per tutelare i piccoli degenti che spesso sono immunodepressi a causa delle cure che fanno.

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