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La Storia di Marisa

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15 maggio 2019 Nazionale Storie in Corsia

La Storia di Marisa

Un percorso scolastico iniziato nel migliore dei modi, Marisa (nome di fantasia) è una bambina cresciuta nella bambagia, in un ambiente più che protetto con mamma, papà, una sorellina e pure nonno e nonna vicini di casa ad accudirla e a trascorrere con lei il tempo in cui i genitori si assentano. Marisa finisce le medie e si iscrive ad un liceo pedagogico. I primi due anni di scuola conferma le aspettative: nessun problema per l’inserimento nel nuovo ambiente, buoni voti in pagella. Poi, in terza liceo, intorno ai sedici anni, arrivano le prime crisi adolescenziali e in pochi mesi la situazione idilliaca si capovolge. Marisa non vuole mangiare più, dimagrisce a vista d’occhio, perde venti chili in poco tempo, non segue più la scuola, si chiude nel suo mondo. “E’ iniziato così il nostro calvario – dice la mamma Elena – e ancora va avanti. La dieta ferrea iniziata per sfizio, mamma sono un po’ cicciottella, voglio dimagrire qualche chilo. E in due mesi da 60 chili siamo arrivati a 40. Poi la ricerca di un centro specializzato per l’anoressia. La difficoltà a trovare un posto e finalmente il ricovero. Grazie ad una visita al pronto soccorso. Giusto in tempo perché la mia figliola stava quasi per morire. Il suo cuore poteva cedere da un momento all’altro. Il fisico era troppo debilitato. Mi dissero: Signora c’è il rischio che si addormenti e non si svegli più. Finché non ha compiuto i 18 anni siamo stati seguiti, in maniera perfetta, al Centro Disturbi Alimentari del Bambino Gesù di Roma.  Controlli, educazione all’alimentazione, recupero del peso e poi un percorso di terapia psicologica. Per scoprire le cause profonde di questo malessere. L’abbiamo scoperto più in là, affondava nell’infanzia, una ferita necessariamente occultata, un incubo che trasudava rabbia e sensi di colpa.  E’ stata una scoperta devastante che ci ha fatto capire quanta sofferenza la nostra bambina aveva incamerato dentro di sé. L’anoressia ci aveva scoperchiato l’inferno che si teneva dentro.”

In tutto questo periodo la ragazza non frequentava più la scuola….

“No, non voleva andarci. Si rifiutava di uscire di casa, non voleva farsi vedere dai compagni di classe, si sentiva inadeguata e incapace di affrontare la scuola, terrorizzata solo dall’idea di ritrovarsi con gli altri compagni. Il terzo anno del liceo è stata bocciata per le troppe assenze. La decisione è stata presa univocamente dalla preside di allora e noi abbiamo potuto solo accettare la bocciatura”.

Non sapevate che esisteva la possibilità di attuare un progetto di attività scolastica domiciliare da concordare con i professori della sua classe?

“No non lo sapevamo e nessuno ci ha informati. Tanto meno la dirigente scolastica che non ci ha dato alternative. L’anno successivo è arrivata una nuova dirigente e le cose sono cambiate. Una fortuna insperata. La preside mi ha subito prospettato la possibilità di far studiare mia figlia a casa. La ragazza che (anche oggi è cosi), non aveva la volontà né la forza di tornare a scuola ha così intrapreso un’attività didattica domiciliare. Viene seguita a distanza dai suoi professori che le fanno recapitare a casa, i compiti con i quali testano il livello di apprendimento. Per noi genitori si è acceso un faro di speranza ad illuminare la notte buia in cui brancolavamo. Perché ora mia figlia che ha ricominciato a mangiare, ahimè in maniera compulsiva quindi è ingrassata pure troppo, non solo continua a non andare a scuola ma non vuole più ad uscire di casa. E non riusciamo a stanarla.  Ma di studiare invece, ha voglia. Ed è molto contenta di seguire da casa il programma scolastico dell’ultimo anno. Quando tornano indietro i compiti corretti dai suoi prof è fiera di mostrarci i bei voti che ha ricevuto.” 

Quindi quest’anno riuscirà a fare l’esame di maturità? 

“Lo vuole fare perché è consapevole dell’importanza di prendere un diploma. La scuola è la sua unica ancora di salvezza. Per recuperare il tempo che la malattia le ha rubato, per uscire dal tunnel della paura di vivere e affrontare il mondo, per fare progetti sul futuro come gli altri suoi coetanei. I professori che la stanno seguendo sono stupendi ed encomiabili anche per questo. Lei deve fare solo uno sforzo, deve vincere il terrore di entrare a scuola. Poi tutto sarà più facile”. 

Natalia Poggi (giornalista)

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