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16 dicembre 2019 Puglia Storie in Corsia

La straordinarietà nella vita, ordinaria, della maestra Angiola Piovani

Quanto vale la leggerezza in un ambiente “pesante”, come può essere, agli occhi di un bambino, l’ospedale, una specie di casa delle “preoccupazioni” a cominciare da quella che si legge nei volti dei propri genitori? Un esempio di leggerezza è la scuola in ospedale, davvero più preziosa dell’oro perché irrompe come una ventata d’aria fresca di montagna e dà una carica d’energia e poi come d’incanto trasforma l’ordinarietà in straordinarietà. Lo ha ribadito durante il seminario “La scuola in ospedale” svoltosi recentemente a Bari la signora Angiola Piovani, docente ospedaliera da 13 anni al Pediatrico Giovanni XXIII di Bari. La Piovani insegna da ben 35 anni, ha un curriculum ricco di esperienza fondamentalmente nella scuola primaria. È abilitata, però, anche in inglese e spagnolo. La maggior parte della sua attività l’ha svolta in Puglia, ormai la sua seconda patria, poiché lei è nata a Brescia e ancora conserva l’accento lombardo. Un’altra parola chiave del suo discorso è stata emozioni. Ha chiesto ai presenti: “Chiudete gli occhi e pensate all’11 settembre 2001. Sono sicura che ve lo ricordate perché quel giorno è stato particolare, ricco di emozioni. Ebbene sono convinta che se ti emozioni ti ricordi meglio e quindi io cerco di insegnare ai miei allievi facendoli emozionare”.
Maestra Piovani, sono così importanti le emozioni? Come si fa a insegnarle, in un ospedale?
Amando disperatamente il proprio lavoro. Io sono stata molto fortunata a trovarlo. Ho chiesto per sei anni consecutivi di poter insegnare in ospedale. Alla fine ce l’ho fatta. Un lavoro che s’inventa ogni giorno, un inesauribile arricchimento professionale, non mi stanco mai, non ho mai il tempo di annoiarmi. Siccome i bambini cambiano quasi tutti i giorni, alcuni vanno via, altri nuovi ne arrivano, altri vengono spostati in reparti diversi: io devo essere pronta a tutto. Pure a cambiare il programma che avevo preparato la sera prima. Questa è una realtà diversa dalla scuola tradizionale. Ti aspetti in classe con tre bambini e invece ce ne sono rimasti due, oppure ne stanno arrivando altri cinque.
Come funziona la didattica in una classe d’ospedale?
Ovviamente parliamo di una pluriclasse che prevede cioè la compresenza di alunni eterogenei, di diversa età. Noi insegnanti siamo in quattro: due dell’infanzia e due della primaria. Possono arrivare anche ragazzi di scuola media. E anche se non esiste una normativa che permette ai docenti senza abilitazione di insegnare ai ragazzi delle medie, come si fa a mandar via un bambino dalla classe solo perché è più grandicello? Da noi il problema non c’è, perché sia io che la collega abbiamo l’abilitazione anche in altre materie.
Esiste una classe nel vostro ospedale?
Ed è bellissima, nuova, colorata, con tutti gli strumenti didattici all’avanguardia. I bambini, quelli che lasciano il letto, amano molto la mattinata scolastica. Quando possono, arrivano di corsa. Io lavoro 5 ore al giorno ma è difficile per un bimbo malato potersi trattenere tutto quel tempo in classe. Perché ci sono le terapie da seguire oppure le flebo o fare esami, analisi ecc. In genere l’ora della pausa pranzo è meno affollata ma puo’ capitare un bambino proprio a quell’ora, perché magari deve fare qualche esame pomeridiano “a stomaco vuoto”. Quindi, per evitare che si intristisca perché non può mangiare insieme agli altri, lo portano a scuola. Diciamo che noi insegnanti non sappiamo proprio cosa sia la routine. Non mi sono mai posta il problema di sentirmi poco stimolata sul lavoro. Con i bambini abbiamo un ottimo rapporto perché vengono volentieri perché è un modo per aprire il filo con fuori. E chi non può scendere in classe noi lo raggiungiamo nella sua stanza o in corsia.
In una serie di slides che ha presentato al seminario ha fatto vedere le attività che svolgete, anche incontri in corsia con persone eccezionali come Patch Adams oppure eventi emozionanti come il collegamento con l’astronauta Luca Parmitano…
Sono momenti unici ma il bello della nostra scuola sta anche nell’attività ordinaria. Spesso facciamo lezione in contemporanea con la classe del bambino che è ricoverato, collegandoci via telefono con la sua maestra. La scuola per i nostri piccoli è la più bella del mondo. A molti di loro spiace interrompere il rapporto che hanno instaurato con noi, non vorrebbero essere dimessi dall’ospedale.
E poi ci sono tante testimonianze d’ affetto che vi arrivano…
Una volta ci sono pervenute, tutte insieme, tantissime lettere dalla classe di bambini di una scuola in provincia di Brindisi. Era quella di un nostro alunno-paziente che ritornato a casa aveva raccontato ai compagni quanto era bella la scuola in ospedale e come si era divertito. Allora l’insegnante e i bambini, uno per uno, avevano scritto delle letterine a noi e agli altri degenti ringraziandoci e congratulandosi. Un’altra volta, da una scuola di Trani, c’è arrivata la notizia che avevano raccolto, con una colletta, 120 euro e che volevano farci un regalo e ci chiedevano cosa volessimo. Quello che comprereste per voi, abbiamo risposto. E ci hanno inondato di materiale didattico per i nostri bambini.

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